Sunday, 10 April 2011

Reluctance

Out through the fields and the woods
And over the walls I have wended;
I have climbed the hills of view
And looked at the world, and descended;
I have come by the highway home,
And lo, it is ended.

The leaves are all dead on the ground,
Save those that the oak is keeping
To ravel them one by one
And let them go scraping and creeping
Out over the crusted snow,
When others are sleeping.

And the dead leaves lie huddled and still,
No longer blown hither and thither;
The last long aster is gone;
The flowers of the witch-hazel wither;
The heart is still aching to seek,
But the feet question 'Whither?'

Ah, when to the heart of man
Was it ever less than a treason
To go with the drift of things,
To yield with a grace to reason,
And bow and accept the end
Of a love or a season?
 
Robert Frost 

Thursday, 7 April 2011

Forever

Forever — is composed of Nows —
'Tis not a different time —
Except for Infiniteness —
And Latitude of Home —

From this — experienced Here —
Remove the Dates — to These —
Let Months dissolve in further Months —
And Years — exhale in Years —

Without Debate — or Pause —
Or Celebrated Days —
No different Our Years would be
From Anno Domini's —


Emily Dickinson

Tuesday, 5 April 2011

Devotion

The heart can think of no devotion
Greater than being shore to the ocean--
Holding the curve of one position,
Counting an endless repetition.

Robert Frost

Tuesday, 15 March 2011

Ragazzo, se versi un vino vecchio
riempine i calici del più amaro,
come vuole Postumia, la nostra regina
ubriaca più di un acino ubriaco.
E l’acqua se ne vada dove le pare
a rovinare il vino, lontano,
fra gli astemi: questo è vino puro.


Gaio Valerio Catullo

Vorrei potere anch'io

    Vorrei potere anch'io
    passero amore dell'amore mio
    divertirmi con te come fa lei
    e sviare le tristezze del mio cuore!
    Il desiderio mio di luce
    con te gioca, ti tiene in seno
    ti vuole sulla punta del ditino
    ti eccita a dargli forti beccate
    e così attratta è da questo suo gioco
    da trovarci sollievo al suo dolore
    al suo terribile fuoco una strana frescura!


Gaio Valerio Catullo

Saturday, 5 March 2011

A Silvia

Silvia, rimembri ancora
quel tempo della tua vita mortale,
quando beltà splendea
negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi,
e tu, lieta e pensosa, il limitare
di gioventù salivi?
Sonavan le quiete
stanze, e le vie d’intorno,
al tuo perpetuo canto,
allor che all’opre femminili intenta
sedevi, assai contenta
di quel vago avvenir che in mente avevi.
Era il maggio odoroso: e tu solevi
così menare il giorno.
Io gli studi leggiadri
talor lasciando e le sudate carte,
ove il tempo mio primo
e di me si spendea la miglior parte,
d’in su i veroni del paterno ostello
porgea gli orecchi al suon della tua voce,
ed alla man veloce
che percorrea la faticosa tela.
Mirava il ciel sereno,
le vie dorate e gli orti,
e quinci il mar da lungi, e quindi il monte.
Lingua mortal non dice
quel ch’io sentiva in seno.
Che pensieri soavi,
che speranze, che cori, o Silvia mia!
Quale allor ci apparia
la vita umana e il fato!
Quando sovviemmi di cotanta speme,
un affetto mi preme
acerbo e sconsolato,
e tornami a doler di mia sventura.
O natura, o natura,
perché non rendi poi
quel che prometti allor? perché di tanto
inganni i figli tuoi?
Tu pria che l’erbe inaridisse il verno,
da chiuso morbo combattuta e vinta,
perivi, o tenerella. E non vedevi
il fior degli anni tuoi;
non ti molceva il core
la dolce lode or delle negre chiome,
or degli sguardi innamorati e schivi;
né teco le compagne ai dì festivi
ragionavan d’amore.
Anche perìa fra poco
la speranza mia dolce: agli anni miei
anche negaro i fati
la giovinezza. Ahi come,
come passata sei,
cara compagna dell’età mia nova,
mia lacrimata speme!
Questo è il mondo? questi
i diletti, l’amor, l’opre, gli eventi,
onde cotanto ragionammo insieme?
questa la sorte delle umane genti?
All’apparir del vero
tu, misera, cadesti: e con la mano
la fredda morte ed una tomba ignuda
mostravi di lontano.

Sunday, 27 February 2011

Consolazione alla madre Elvia.

...

Tutto ciò che l'uomo ha di più nobile sta al fuori dell'umano potere, e non può essere dato né tolto. Questo universo, del quale la natura non generò nulla di più grande e di più bello, e l'animo che lo contempla e lo ammira, e ne è in pari tempo la parte più splendida, sono beni perennemente nostri, e destinati a rimanere con noi finché noi rimarremo. Dunque affrettiamoci, spediti e intrepidi, con passo sicuro, ovunque le circostanze ci conducano, percorriamo fiduciosi qualunque terra: non si può trovare un luogo d'esilio all'interno dell'universo, perché nulla di ciò che è all'interno dell'universo è estraneo all'uomo. Ovunque si può allo stesso modo elevare lo sguardo al cielo, con uguale distanza tutti gli esseri divini si distaccano da tutti gli esseri umani. Dunque, purché i miei occhi non siano distolti dalla meraviglia di cui non sanno saziarsi, purché mi sia concesso di contemplare il sole e la luna e fissare lo sguardo sugli altri corpi celesti, e indagare il loro sorgere e il loro tramontare, e i loro cicli e le origini del loro moto, e contemplare le tante stelle che scintillano sulla volta notturna, alcune immobili, altre circoscritte entro uno spazio limitato, prese ed avvolte nella propria rotazione, alcune pronte a dischiudersi d'improvviso, altre capaci di abbagliare lo sguardo con la loro ardente scia, come se cadessero, o levate a volo per lungo tratto con intensa luce - fin tanto che io mi trovi fra queste meraviglie, e possa avere contatto, per quanto è possibile a un uomo, con gli esseri celesti, finché avrò l'animo sempre proteso verso le sublimi altezze, anelante alla visione di quegli esseri che hanno la sua stessa semenza, che cosa importa quale suolo calpesto?

...
Seneca